La scarlattina è una patologia che interessa primariamente i bambini, in epoca preantibiotica era una patologia spesso fatale. La malattia è causata da tossine eritrogene (SPE) di tipo A, B e C prodotte dallo Streptococco beta emolitico di gruppo A che determinano l’attivazione del sistema immunitario. Colpisce prevalentemente bambini di età compresa tra 1 e 10 anni, dopo i 10 anni di vita 80% della popolazione sviluppa anticorpi anti SPE che prevengono lo sviluppo della malattia.

Il contagio è diretto e avviene attraverso le goccioline di flugge. Generalmente, l’eruzione cutanea segue tonsilliti o faringiti e il picco d’incidenza è nel tardo autunno, inverno e primavera. Seppur raramente, la patologia può svilupparsi come complicanza di una ferita, a seguito di una bruciatura o essere la conseguenza di infezioni pelviche o puerperale. Clinicamente, la scarlattina è preceduta da mal di gola, mal di testa, malessere, brividi, anoressia, nausea e febbre elevata. I bambini possono avere sintomi prodromici come vomito, dolore addominale e convulsioni. L’eruzione cutanea (esantema) inizia generalmente 12-48 ore dopo lo sviluppo dei suddetti sintomi come un eritema pallido localizzato al collo, petto e ascelle. Nelle 12 ore successive l’eritema diventa generalizzato con presenza di piccole papule rilevate con la consistenza della ‘carta vetrata’. Le linee di Pastia (striee petecchiali lineari) sono un reperto tipico nella zona delle ascelle, dell’inguine e antecubitali. Le guance appaiono arrossate e sono circondate da un alone pallido. La gola è rossa ed eritematosa, nel giro di 3-4 giorni si sviluppa un essudato che si associa a petecchie palatali e linfoadenopatia cervicale. La lingua appare inizialmente bianca con le papille rosso brillanti, successivamente assume il tipico aspetto a fragola che contraddistingue la malattia. La desquamazione compare dopo 7-10 giorni, inizialmente, è più evidente a livello delle mani e dei piedi e può durare per 2-6 settimane. Possibili complicanze della scarlattina sono infezioni streptococciche come otiti, mastoiditi, sinusiti, polmoniti, miocarditi, meningiti, artriti, epatiti, glomerulonefriti acute e febbre reumatica.

La diagnosi è generalmente clinica, l’esame obiettivo dermatologico è generalmente dirimente. In presenza di eventuali dubbi, è risolutivo il ricorso al tampone faringeo.

Gli esami ematochimici mostrano aumento dei leucociti, l’eosinofilia si presenta generalmente dopo 2-3 settimane di convalescenza. Reperti più rari ma possibili sono l’anemia emolitica, albuminuria ed ematuria. La diagnosi differenziale deve escludere le eruzioni da farmaci, esantemi virali, sindrome da shock tossico, fasi iniziali di Staphylococcal Scalded Skin Syndrome, malattia di Kawaski e l’eritema perineale ricorrente tossino-mediato. La terapia è antibiotica, la penicillina è il farmaco di prima scelta, generalmente la terapia va effettuata per 10-14 giorni. La risposta clinica alla terapia avviene generalmente entro le 24-48 ore. Il trattamento iniziato entro i 10 giorni dallo sviluppo dei sintomi previene lo sviluppo della febbre reumatica. Nei pazienti allergici alla penicillina il trattamento di prima scelta è una cefalosporina di prima generazione, anche la clindamicina o i macrolidi possono rappresentare una valida alternativa.

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