Una ragazza di 29 anni fu visitata a causa di un’ulcera localizzata alla superficie antero-mediale della gamba destra. La paziente era diabetica da oltre dieci anni ed era in terapia insulinica. La paziente riferì che l’ulcera era presente da circa quattro mesi e che era stata trattata senza successo con impacchi di permanganato di potassio e applicazioni topiche di acido ialuronico, sulfadiazina d’argento e gentamicina. All’esame obiettivo dermatologico si osservò un’ulcera di forma approssimativamente rotondeggiante, di 3.5 cm di diametro, con letto fibrinoso-purulento e bordi ipertrofici, netti e regolari; perifericamente era inoltre presente un alone atrofico con piccole ulcere rotondeggianti (Fig. 1).

Necrobiosi lipoidica

La paziente riferiva intenso dolore.  L’esame obiettivo generale risultò negativo. Gli esami di laboratorio confermarono il diabete di tipo I. L’esame istopatologico confermò il sospetto clinico di necrobiosi lipoidica.

Gli esami batteriologici furono positivi per Staphylococcus aureus ed Escherichia coli. L’eco-color-doppler arterioso e venoso degli arti inferiori risultò negativo. La paziente fu trattata con due impacchi al giorno di ipoclorito di sodio allo 0.05% e due applicazioni al giorno di catalasi in gel per tre settimane. Per il controllo del dolore si consigliò il tramadolo cloridrato orale (50 mg/die).  Alla visita di controllo il letto dell’ulcera si presentava ben deterso e di colore rosso. La paziente fu quindi inviata in chirurgia plastica per la valutazione di un eventuale intervento chirurgico.

La necrobiosi lipoidica si osserva soprattutto in pazienti con diabete insulino-dipendente di vecchia data; tuttavia, questa dermatosi può anche precedere la comparsa del diabete. È caratterizzata da lesioni localizzate alla superficie antero-mediale e antero-laterale delle gambe; rari sono i casi di coinvolgimento degli arti superiori. Le lesioni sono dapprima eritematose e infiltrate e in seguito atrofiche, di colore variabile dal cereo al giallastro. Può essere colpita una sola gamba oppure entrambe, anche simmetricamente. Le lesioni sono spesso di grandi dimensioni, con aspetti a carta geografica, per la fusione di più lesioni vicine, e bordi eritematosi, netti e regolari. In fase atrofica è facile l’ulcerazione, con scarsa o nulla tendenza alla guarigione spontanea, in seguito a traumatismi anche minimi.

I pazienti con necrobiosi lipoidica devono essere seguiti periodicamente: sono stati infatti descritti alcuni casi di carcinoma spinocellulare sviluppatosi su ulcere croniche di necrobiosi lipoidica.

Bibliografia
Veraldi S, Romane1lli M, Farris A. Atlante di ulcere cutanee. Sripta Manent 2008; 66-69.
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