GENERALITA’

L’impetigine è una delle più comuni infezioni superficiale della cute causata da stafilococchi e/o streptococchi. Rappresenta in genere il 10% di tutte le dermatiti dell’infanzia: sono colpiti soprattutto i bambini di età compresa tra 4 e 8 anni, principalmente nella stagione estiva. La trasmissione avviene per contatto diretto interumano ed è favorita dal caldo, dall’alta percentuale di umidità e dal sovraffollamento. La dermatosi è pertanto molto contagiosa, soprattutto tra i neonati e i lattanti. Più raramente la malattia si trasmette per autoinoculazione da focolai mucosi (orofaringe, tonsille, fosse nasali) o cutanei (condotto uditivo esterno, piega interglutea, regione anale, perineale, spazi interdigitali). La trasmissione tramite oggetti contaminati è molto sporadica. L’impetigine si può sviluppare su una malattia cutanea preesistente come, per esempio, la dermatite atopica e si parla, in questo caso, di impetigine secondaria o impetiginizzazione.

Con il termine di impetigine si intendono due forme distinte dal punto di vista eziopatogenetico e clinico: l’impetigine volgare (o contagiosa o non bollosa o pustolosa di Bockhart) e l’impetigine bollosa (o di Tilbury-Fox).

CLINICA

Impetigine volgare

Fig.1

Può essere causata sia da stafilococchi che da streptococchi. In passato le forme più comuni erano le forme streptococciche (streptococchi b-emolitici di gruppo A o Streptococcus pyogenes), anche se oggi sono molto più frequenti le forme stafilococciche, che rappresentano il 65-70% dei casi. L’impetigine volgare è contraddistinta da vescicole a contenuto sieroso, circondate spesso da un alone eritematoso. Tali vescicole vanno incontro a rottura, divenendo erosioni. Se le vescicole si mantengono integre il liquido diventa purulento. Si possono avere sia pustole che erosioni che esitano in squamo-croste (Fig.1). Sono colpite soprattutto le aree scoperte, come il naso, le guance, le labbra e il mento; ma possono essere interessate per autoinoculazione anche altre sedi.

Impetigine bollosa

Fig.2

È causata da Staphylococcus aureus. in particolare il fago di gruppo II, tipi 55 e 71. Questi stafilococchi sintetizzano esotossine con proprietà litiche ed esfoliative, provocando un distacco simil-acantolitico dei cheratinociti dello strato granuloso, con formazione di vescicole e bolle. Sono presenti quindi vescicole e/o bolle diffuse al tronco e alle pieghe, con croste mieliceriche spesso di notevoli dimensioni, circondate da eritema modesto (Fig.2). La rottura del tetto mostra erosioni umide che esitano in croste di colore giallo-bruno.

In entrambe le forme di impetigine le condizioni generali si mantengono buone: rare sono infatti le manifestazioni sistemiche con febbre, linfangite e linfoadenopatia regionale. Con una terapia adeguata, la durata della patologia è in media di 5-7 giorni e possono residuare lesioni discromiche, sia iper che ipopigmentate, che possono durare anche alcune settimane.

Complicanze

La glomerulonefrite è molto rara, data infrequenza dell’impetigine streptococcica, ma pur sempre temibile, soprattutto per la scarsa sintomatologia, che provoca spesso un ritardo nella diagnosi. Una terapia antibiotica precoce e corretta è in grado di impedire la comparsa di tale complicanza. Tuttavia, 3-4 settimane dopo la guarigione della dermatite, è opportuno far eseguire un esame delle urine. Le recidive dell’impetigine sono frequenti se non si interviene adeguatamente nella bonifica dei focolai batterici nel paziente, nella famiglia e nella comunità.

DIAGNOSI

L’esame batteriologico diretto dell’essudato prelevato da una vescicola o da una bolla o del pus prelevato da una pustola, con colorazione Gram, permette di osservare cocchi Gram-positivi, sia extracellulari sia nel citoplasma dei neutrofili, disposti a grappoli (soprattutto gli stafilococchi) o a catenelle (soprattutto gli streptococchi). Per la coltura batterica e il relativo antibiogramma si possono seguire le stesse modalità di prelievo. Le alterazioni di laboratorio sono rare e aspecifiche. La diagnosi differenziale può essere posta con l’herpes simplex, la tinea corporis, le dermatiti irritative/allergiche da contatto e le dermatiti bollose immuno-mediate.

TERAPIA

Terapia topica

Nell’impetigine di recente insorgenza e localizzata la sola terapia topica può essere sufficiente. Si utilizzano l’acido fusidico/fusidato di sodio o la mupirocina o il perossido di idrogeno. Per tutti gli antibiotici topici la posologia è di 2-3 applicazioni/die per 7-10 giorni. Quando la componente infiammatoria è intensa, si possono utilizzare le associazioni antibiotico o antisettico/corticosteroide (1-2 applicazioni/die per 3-5 giorni).

Terapia sistemica

Deve essere attuata nelle forme di impetigine multifocali/diffuse o resistenti ai trattamenti topici. Si possono utilizzare l’amoxicillina o l’amoxicillina associata all’acido clavulanico o l’azitromicina o la claritromicina o l’eritromicina: questi ultimi tre antibiotici solo quando l’eziologia streptococcica è certa. Nella maggior parte dei pazienti, una terapia di 7 giorni è sufficiente.

Bibliografia

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