La diagnosi di virus varicella zoster (VZV) è generalmente clinica e si basa, infatti, sull’anamnesi e sull’esame obiettivo cutaneo. Nei casi dubbi il test di Tzanck può rapidamente confermare la diagnosi. Altri validi test diagnostici di conferma sono la sierologia, la PCR e le culture virali.

La diagnosi differenziale della varicella deve includere altre malattie esantematiche vescicolari come il coxsackievirus, le infezioni disseminate da herpes simplex virus (HSV), la pitiriasi lichenoide e varioliforme acuta (PLEVA), il tifo esantematico, le eruzioni da farmaci, le reazioni da puntura d’insetto e la scabbia. La diagnosi differenziale dell’ herpes zoster deve includere infezioni zosteriformi da HSV, infezioni cutanee batteriche come la cellulite o l’impetigine bollosa, dermatite da contatto localizzata e fitofotodermatiti.

La terapia della varicella si avvale di farmaci sintomatici quindi antipiretici, antistaminici per il prurito, bagni caldi e lozioni che leniscono il prurito. L’acyclovir può influenzare la durata e la severità della malattia se iniziato entro le 72 ore dall’insorgenza delle lesioni cutanee. Nei pazienti immunocompromessi è raccomandata la somministrazione di acyclovir per via endovenosa a causa del loro aumentato rischio di complicanze e di maggior severità di malattia. La somministrazione di immunoglobuline di varicella zoster è raccomandata entro le 96 ore dall’esposizione al virus nelle donne in gravidanza e nei neonati ad alto rischio. La vaccinazione per il VZV è stata approvata nel 1995, sono necessarie due dosi da somministrare a 12-15 mesi di vita e a 4-6 anni di età, è stato dimostrato che la vaccinazione previene l’infezione nel 70-90% dei casi e previene una manifestazione clinica severa nel 95-100% dei casi. Il vaccino è un virus vivo attenuato per tale ragione è controindicata la sua somministrazione in stato di gravidanza e nei pazienti immunodepressi.

La terapia dell’herpes zoster si avvale degli antivirali che devono essere iniziati entro le 72 ore o al più tardi entro i 7 giorni dalla comparsa delle lesioni cutanee. Gli antivirali utilizzati per trattare la patologia nei pazienti immunocompetenti sono l’acyclovir, il famciclovir e il valacyclovir, questi farmaci favoriscono una ridotta severità e durata della patologia cutanea e del dolore. Acyclovir per via endovenosa è consigliato nei pazienti immunocompromessi e nei pazienti che manifestano serie complicanze cliniche. Numerose strategie terapeutiche sono state proposte per il trattamento della nevralgia post erpetica. Basse dosi di antidepressivi triciclici hanno dimostrato un’ efficacia considerevole. Il gabapentin ha mostrato benefici nel controllo del dolore e dei disturbi del sonno associati alla nevralgia post-erpetica. La terapia combinata con nortriptilina e gabapentin si è dimostrata più efficace nel controllo del dolore rispetto alla monoterapia. Sono molto utili nel controllo del dolore anche cerotti per applicazione topica a base di capsaicina. Altre opzioni terapeutiche per la nevralgia post erpetica sono analgesici, creme anestetiche come l’EMLA, cerotti a base di lidocaina e pregabalin. Poiché la riattivazione del VZV è legata ad una ridotta attività dell’immunità cellulo mediata contro il virus, il vaccino è oggi considerato una valida strategia profilattica seppur non deve essere somministrato in corso di infezione o di nevralgia post erpetica.

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