Terapie Fisiche Cheratosi Attiniche

La cheratosi attinica (AK) è stata per anni considerata una lesione precancerosa, ma è oggi considerata da molti autori come un carcinoma squamocellulare (SCC) “in situ”.

La progressione della malattia non è prevedibile, alcuni studi hanno evidenziato che circa il 10% delle AK può evolvere in SCC invasivo e che circa il 40-60% degli SCC inizia con una AK non trattata. Per tali motivi è importante una corretta diagnosi e terapia delle AK. Numerosi approcci terapeutici sono oggi disponibili sia mirati sia alla lesione singola che al campo di cancerizzazione.

Le caratteristiche delle AKs importanti per la selezione del trattamento più corretto sono il numero, la dimensione, il tipo e la localizzazione assieme alle caratteristiche del paziente come ad esempio comorbilità e capacità di aderenza alle terapie.

Le terapie per le AK si suddividono in tre tipi: fisiche (crioterapia, laserterapia, diatermocoagulazione, escissione chirurgica, curettage), topiche (diclofenac 3% e ialuronato di sodio 2,5%, imiquimod, ingenolo mebutato, 5 fluorouracile in monoterapia o in combinazione con acido salicilico al 10%) e terapia fotodinamica (PDT).

La crioterapia è una procedura distruttiva utilizzata in tutto il mondo e considerata uno standard di cura nel trattamento delle AK. Questa metodica utilizza l’azoto liquido (-195,8 °C) che viene erogato attraverso un dispositivo o un applicatore dotato di una punta di cotone per distruggere fisicamente le cellule. La durata di applicazione consigliata è di 5–15 secondi con una singola applicazione di congelamento-scongelamento sulla singola lesione. L’uso della crioterapia è indicato per AK solitarie o localizzate, agisce direttamente sulle lesioni e non modifica il campo di cancerizzazione. La crioterapia deve essere preferita per le lesioni sottili in quanto la sua efficacia è inferiore per le AK ipercheratosiche. I principali vantaggi della crioterapia sono il basso costo ed i brevi tempi di esecuzione. La crioterapia non è, ad oggi, una metodica standardizzata per frequenza dei trattamenti, durata, intensità e temperature. La risposta completa alla terapia varia nei diversi studi dal 12.1 al 64.3%. Alcuni autori raccomandano un doppio ciclo di congelamento-scongelamento con risposta completa del 75% rispetto al 65% del singolo ciclo. E’ infine da sottolineare che, essendo una tecnica manuale, il suo esito è operatore-dipendente.

Tra le altre terapie fisiche, l’escissione chirurgica con esame istologico è considerata il trattamento di scelta quando sorge il sospetto di una progressione in carcinoma squamocellulare invasivo. Il curettage in monoterapia o in associazione all’elettrocoagulazione può essere utilizzato per le lesioni ipercheratosiche di grandi dimensioni. La dermoabrasione mediante laserterapia è una metodica indicata in casi selezionati. Sia il curettage che la dermoabrasione mediante laser possono essere combinate a terapie topiche o alla crioterapia con tassi di risposta completa migliori rispetto alla monoterapia.

Tutti i trattamenti fisici si associano a possibili ipo/iperpigmentazioni ed esiti cicatriziali e sono terapie indicate in caso di lesioni singole e controindicate per estesi campi di cancerizzazione.

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