Il carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC) è un tumore caratterizzato dalla proliferazione maligna delle cellule squamose dell’epidermide. E’ la seconda forma più comune di tumore cutaneo non melanoma (NMSC) e rappresenta il 20% di tutte le neoplasie cutanee. cSCC solitamente origina da lesioni precursori come la cheratosi attinica e la malattia di Bowen (SCC in situ) ma può anche crescere de novo.  Sebbene i dati epidemiologici siano discutibili, l’incidenza del cSCC sembra essere aumentata negli ultimi 30 anni del 50-200%. L’cSCC ha capacità di metastatizzazione, inizialmente ai linfonodi regionali e successivamente a siti distanti. La percentuale di metastasi nel cSCC è stata stimata tra il 2 ed il 5%. Nonostante il suo basso potenziale metastatico, la presenza di metastasi a distanza è associata ad una prognosi infausta e ad una sopravvivenza mediana inferiore a 2 anni. Pertanto, è fondamentale un’attenta valutazione e una corretta gestione precoce di tutti i casi senza mai sottovalutare la potenziale aggressività di questa neoplasia.

Carcinoma squamocellulare localizzato al volto

I fattori di rischio più importanti per il cSCC includono l’esposizione solare, l’età avanzata ed i fototipi chiari. Altri fattori ambientali sono i raggi X e agenti chimici come l’arsenico e gli idrocarburi policiclici, principalmente nel contesto dell’esposizione professionale. I fattori genetici sono cruciali per facilitare il ruolo dei fattori ambientali. Inoltre, gli agenti terapeutici possono promuovere lo sviluppo e la progressione del cSCC. L’immunosoppressione, infatti, e’ associata ad un aumentato rischio di cSCC: i pazienti trapiantati hanno un rischio di sviluppare cSCC da 65 a 250 volte maggiore rispetto alla popolazione generale.

Il trattamento di scelta per i cSCC è rappresentato dall’escissione chirurgica seguita dall’esame istologico. La radioterapia rappresenta una valida alternativa alla chirurgia e generalmente dovrebbe essere considerata o come trattamento primario per cSCCs inoperabili o come terapia adiuvante. La dissezione linfonodale elettiva non è raccomandata nel cSCC, a causa della bassa probabilità di metastasi.

Carcinoma squamocellulare localizzato al I dito mano sinistra in paziente trapiantato

Mono- o poli-chemioterapia possono essere utilizzate negli cSCC metastatici nonostante, ad oggi, non esista un regime standardizzato e la risposta terapeutica sia generalmente bassa e di breve durata.  Ancora pochi dati sono disponibili sulla terapia sistemica degli cSCC non resecabili, metastatici o localmente avanzati. Per la malattia in stadio IV, gli agenti terapeutici disponibili includono gli inibitori del EGFR sia del dominio extracellulare (cetuximab, panitumumab) che inibitori della tirosin-chinasi (erlotinib, gefitinib, lapatinib). L’attivazione aberrante dell’EGFR è stata, infatti, osservata nel cSCC e la sua sovraespressione è stata associata ad una malattia più aggressiva. Queste terapie target, da sole o in combinazione con la chemioterapia hanno mostrato incoraggianti risultati negli cSCC localmente avanzati o metastatici.

Si stima che il 30-50% dei pazienti affetti da cSCC sia a rischio di sviluppare un secondo cSCC nei primi 5 anni dalla diagnosi. Per tale ragione, è raccomandato uno stretto follow up. Pazienti affetti da cSCC ad alto rischio (> 2 cm di diametro, invasione profonda, alto grado istologico, invasione perineurale, tumore recidivante, localizzazione al labbro o all’orecchio) richiedono un follow-up più serrato, oltre all’esame clinico cutaneo è raccomandata la palpazione dei linfonodi regionali ogni 3 mesi per i primi 2 anni, ogni 6 mesi per i successivi 3 anni ed in seguito annualmente. L’ecografia linfonodale è raccomandata nei casi dubbi. Pazienti con malattia localmente avanzata o metastasi loco-regionali necessitano di ecografia linfonodale ogni 3 mesi. Uno stretto follow-up, ogni 6 mesi, deve essere effettuato nei pazienti ad alto rischio (immunocompromessi, con predisposizione genetica, affetti da cSCC multipli).

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